Monopoli - "Leone da tastiera" nei guai per diffamazione

Autore Redazione Canale 7 | Mon, 15 Feb 2021 14:43 | 941 viste | Monopoli Polizia-Locale Denuncia Cronaca

Denunciato dalla Polizia Locale un 40enne per il reato di diffamazione aggravata.

MONOPOLI - Il pretesto è stato un articolo pubblicato su un sito di informazione on line a riguardo di una richiesta di intervento per un cane randagio avanzata alla centrale operativa della Polizia Locale.  Un pretesto ghiotto per il quarantenne, tale C. D., che non ha perso tempo a scaricare tutta la sua rabbia nei confronti del Corpo di Polizia Locale. Il povero leone da tastiera ha pensato bene di prendere a prestito il post sul randagio per definire " decerebrati" e "rubastipendio" gli agenti colpevoli, secondo lui, di non "scattare nemmeno più le foto" e di prendere solo le targhe e di compilare "con calma i verbali successivamente..." Per le offese gratuite il sig. C.D. è stato denunciato a piede libero per il reato di diffamazione di cui all'art. 595 commi 3 c.p. e 4 c.p., commi che puniscono con pene più severe la diffamazione aggravata, che si effettua quando l'offesa dell'altrui reputazione si realizza con un mezzo di pubblicità (i social) nei confronti di un soggetto che ricopre, come nel caso di specie, una funzione amministrativa. La Suprema Corte di Cassazione con sentenza n. 30737/2019 afferma che «la diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l’uso di una bacheca Facebook integra un’ipotesi di diffamazione aggravata ai sensi dell’art. 595, comma terzo, cod. pen., sotto il profilo dell’offesa arrecata con qualsiasi altro mezzo di pubblicità diverso dalla stampa, poiché la condotta in tal modo realizzata è potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato, o comunque quantitativamente apprezzabile, di persone e tuttavia non può dirsi posta in essere col mezzo della stampa, non essendo i social network destinati ad  n’attività di informazione professionale diretta al pubblico».  "I leoni da tastiera - ha dichiarato il Dirigente Comandante la Polizia Locale, rappresentano la nuova frontiera della cattiveria gratuita. La maldicenza è una pratica purtroppo abusata che al tempo dei social ha ampliato i suoi effetti: da Rossini, che nel Barbiere di Siviglia definisce la calunnia un venticello, un'arietta assai gentile che insensibile, sottile, leggermente, dolcemente incomincia a sussurrar, siamo passati all'offesa sui social che in maniera istantanea raggiunge una moltitudine di persone, con danni enormi all'immagine di chi ne è colpito!”. 

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