Assessore e consigliera comunale di Monopoli intervengono sulla grave problematica e pungolano l'amministrazione.
“Oggi, a circa tre anni dall’avvio del secondo mandato dell’Amministrazione Annese, si è costretti a ribadire una verità scomoda. La città convive ancora con un quadro grave di dissesto idrogeologico ed erosione costiera che non solo non si è ridotto, ma in diversi tratti si è aggravato- E’ quanto scrivono in un comunicato, l’assessore Vincenzo Laneve e la consigliera comunale di maggioranza Marina Liuzzi. Abbiamo perso una grande opportunità di finanziamento regionale, di diversi milioni di euro, per la mitigazione dell’erosione costiera. Dopo la candidatura, nel procedimento di verifica e soccorso istruttorio, la pratica è sfumata anche per ritardi e anomalie nel circuito delle comunicazioni e dei protocolli. Un danno enorme per Monopoli. In questo contesto, la delega “Costa e Demanio” è stata rimessa nelle mani del Sindaco- sottolineano i due esponenti di maggioranza-. Una scelta dolorosa, ma ritenuta inevitabile. Non perché il problema sia stato ignorato, anzi, si è presa visione degli atti, effettuato sopralluoghi e tentato di trasformare le criticità in interventi”. Il comunicato Leneve e Liuzzi elenca e precisa punto a punto la situazione della costa monopolitana, fornendo un quadro dettagliato delle criticità. La mappatura si è avvalsa della valutazione di tecnici e dirigenti. E poi
si precisa che tutto quanto è stato ereditato dal precedente mandato del governo Annese “ Ad oggi scrivono Laneve e Liuzzi- non risultano siano stati effettuati lavori. Si è solo proceduto a transennare, recintare e interdice il luoghi critici”.
“Data la gravità e la potenziale pericolosità delle criticità descritte, era doveroso attenzionare la cittadinanza. Adesso serve chiarezza e responsabilità, ricostruire cosa è accaduto, spiegare ai cittadini cosa non ha funzionato e mettere in campo un’organizzazione vera (personale, mezzi, programmazione, tempi certi). La questione è rimessa al Sindaco, al quale è stata restituita la delega- , il comunicato si conclude-, affinché chi sarà chiamato ad assumere le necessarie decisioni, possa disporre di un quadro chiaro e completo, utile a orientare gli interventi più opportuni nell’interesse della città e della tutela del territorio”.
Dal comunicato le criticità segnalate
Zona Nord:
- Torre Incina
- Cala Corvino
- Cala Monaci
- Cala Susca
- Cala Lido Pantano ed ex deposito carburanti
Zona centro abitato:
- Dal Castello al Torrione Santa Maria
Zona sud:
- Calette tre buchi in località Copacabana
- Porto Giardino, crollo delle falesie Cala porto Giardino
- Inizio costa bassa, da Lido Azzurro a Sabbiadoro e fino alla fine del territorio monopolitano.
Ad oggi, per i punti sopra citati, non risultano interventi risolutivi. Nella pratica si è proceduto, prevalentemente, con transenne, recinzioni e interdizioni, senza una messa in sicurezza strutturale e senza una programmazione capace di trasformare sopralluoghi e proposte in cantieri. Questo prolungato immobilismo ha fatto sì che, alle criticità già esistenti, si sommassero ulteriori e nuovi incrementi dell’erosione, tra cui:
Cala Corvino, ulteriore arretramento di circa 7 metri di arenile. (intervento più volte proposto dal concessionario a propria cura e spese)
Cala Monaci, erosione ulteriormente peggiorata e crescente instabilità dell’accesso alla cala (anche per diversamente abili). La balneazione risulta di fatto compromessa, dell’arenile, sia emerso sia sommerso, restano prevalentemente massi di grossa pezzatura, rendendo impraticabile anche l’accesso con sedia “Job”.
Cala Susca, oltre all’erosione della rampa e della scala di accesso (aggravata anche da uno scarico di acque pluviali), si registra un’ulteriore criticità: smottamento dovuto alla mancata regimentazione idraulica della scarpata sul lato nord e distacco di falesia dalla parete sud, con crollo di trovanti sull’arenile.
Cala Lido Pantano ed ex deposito carburanti arretramento dell’arenile stimato in circa 8 metri (intervento più volte proposto dal concessionario a propria cura e spese). A ciò si aggiunge lo stato di abbandono dell’ex infrastruttura del deposito carburanti, dismessa da decenni. Le forti mareggiate hanno reso l’opera completamente distrutta e divelta, con porzioni che in larga parte risultano riversate in mare. Ne derivano sfabbricidi e materiali con ferri arrugginiti e appuntiti che interessano l’arenile di Lido Pantano e Cala Verdegiglio fino alla radice del braccio del porto, oltre ai fondali antistanti. In particolare, Cala Verdegiglio risulta colpita da una frana da mareggiata, con perdita stimata di oltre 500 mq di suolo in costa alta, con potenziale pregiudizio per la stabilità statica.
Dal Castello al Torrione Santa Maria, la già grave situazione di sgrottamenti, tale da pregiudicare la stabilità statica e strutturale delle infrastrutture sovrastanti (circostanza ben nota anche all’attuale Sindaco, già Assessore ai Lavori Pubblici, che in passato aveva realizzato un intervento puntuale e risolutivo, poi rimasto senza continuità), oggi risulta estesa e aggravata. Criticità, segnalata da numerosi cittadini, anche attraverso i social, coinvolge ormai l’intera passeggiata sotto il lungomare fino all’inizio del cantiere di Porta Vecchia.
Dalla fine sud del cantiere di Porta Vecchia il dissesto della falesia risulta notevolmente aumentato, con lesioni serpeggianti evidenti, per estensione e impatto visivo allarmanti, che si sviluppano lungo la nuova pavimentazione della “passeggiata panoramica” fino alla spiaggia di Cala Cozze.
Proseguendo, tra le poche spiagge libere rimangono Porto Bianco e Porto Rosso, entrambe già gravate da vincolo PG3 (classificazione di rischio idrogeologico che indica aree ad alta pericolosità geomorfologica, spesso interessate da frane quiescenti o comunque suscettibili di instabilità). Nonostante ciò, risultano ancora oggi fruibili da cittadini e turisti, anche in presenza di due enormi grotte che vengono utilizzate, con leggerezza ed in modo potenzialmente pericoloso, come riparo dalla calura.
Sulla scogliera sono inoltre presenti diverse “doline” (pozzi verticali), negli anni inizialmente delimitate con transenne e successivamente sostituite da parapetti in legno.
Proseguendo verso sud, Cala Tre Buchi, Copacabana, Cala Colonia (tratto definito “falesia costa alta”) sono presenti numerosi massi instabili a rischio crollo, il disgaggio è stato eseguito solo in parte e risulta necessario completarlo.
Proseguendo da Torre Cintola, dove la Via Traiana e il prolungamento di Via Procaccia fino a Lido Azzurro viaggiano paralleli alla costa. Qui si registrano numerosi punti interessati da crolli, sgrottamenti e sifonamenti. Oltre al pericolo per i bagnanti nella stagione estiva, tali fenomeni potrebbero, in tempi non lontani, compromettere la stabilità della sede stradale, che in quel tratto ingloba tutti i sottoservizi (fogna, acqua, energia elettrica, ecc.). Un eventuale cedimento avrebbe conseguenze gravissime, mettendo a rischio la tenuta stessa del “Capitolo” inteso come contrada e come sistema di attività commerciali e turistiche.
A maggior riprova di quanto affermato, la panoramica curva di Porto Giardino attira inevitabilmente lo sguardo verso il mare, eppure l’attenzione dovrebbe concentrarsi sulla parete verticale che sorregge la strada, o meglio, che la sta ancora sorreggendo, senza che sia chiaro per quanto tempo.
Ad appena 50 metri ancora verso sud c’è stato un crollo enorme, essendo collassata la volta di un immenso pozzo verticale che lambisce la torre di San Giorgio ed arriva fin sotto ed oltre l’attuale strada percorsa attualmente.
Procedendo verso sud si rilevano alcuni interventi realizzati negli anni ’80, dall’allora Provincia di Bari, mediante posa di blocchi lapidei a salvaguardia della viabilità, tuttora presenti e ancora in grado di esercitare la loro funzione.
Dal centro abitato del Capitolo verso sud (spiaggia a falcata fortemente antropizzata) si assiste a una distruzione continua, il mare è arrivato fin sotto i manufatti, recinzioni, viali di accesso, concessioni balneari e proprietà private, spingendosi fino al limite del territorio di Monopoli.