I rincari, sia per i biglietti singoli che per gli abbonamenti, dovuti all'adeguamento Istat,
BARI - Nuovo anno, nuove tariffe. Senz’altro più care, per spostarsi in Puglia. E non di pochissimo: questione di centesimi, che però sulle lunghe tratte possono fare la differenza, specie fra i non abbonati. Un esempio: viaggiare da Bari a Lecce sino a pochi giorni fa costava 12 euro e 80 centesimi. Dal primo gennaio servono 40 centesimi di più (13,20). E dunque 80 fra andata e ritorno. È l’effetto degli adeguamenti agli indici Istat deliberati periodicamente per compensare l’inflazione, ma non solo. O meglio: se è vero che le variazioni riguardano tutte le aziende di trasporto, è altrettanto vero che non sono state le stesse ovunque. «In alcuni casi — spiega l’assessora ai Trasporti della Regione Puglia, Debora Ciliento — si è reso necessario un aggiornamento del contratto di servizio con le singole imprese. Con rincari, dunque, maggiori». Emblematico è il caso di Trenitalia. Dove gli aumenti, fra costo del biglietto giornaliero e abbonamenti, si attestano sul 3% circa. A guardare le tabelle tariffarie l’impatto è evidente. Per i biglietti ordinari, chi percorre tratte medio-lunghe si trova a fronteggiare rincari che vanno dai 30 ai 50 centesimi a corsa. Un Foggia-Brindisi, più o meno 250 chilometri, arriva a costare anche 50 centesimi di più, cioè un euro per andare e tornare. Aumenti di 20 centesimi su tratte più brevi, come quella da Monopoli a Bari. Rincari lampanti se si guarda agli abbonamenti. Il mensile per la tratta Bari-Lecce, che prima costava 156,60 euro, ora ne richiede 161,40. Quello per la fascia dai 181 ai 190 chilometri sale da 180 a 185,70 euro. Che su scala annuale significa anche 50 euro di più. Gli abbonamenti ridotti, destinati prevalentemente a studenti e categorie agevolate, seguono la stessa logica: chi viaggiava nella fascia 121-130 chilometri pagava 144,90 euro, adesso ne paga 149,30.