Le preoccupazioni dell’Ugl e dell’onorevole Patty L’Abbate del M5S.
Sul futuro dell'ex Ilva si addensano nuove nubi legali ed economiche, mentre la cordata industriale promossa da Federacciai non basta a rassicurare l'indotto locale, spingendo la rappresentanza delle piccole e medie imprese a paventare il ricorso ai tribunali per chiedere la liquidazione giudiziaria del polo siderurgico qualora venisse a mancare la continuità produttiva e non si facesse chiarezza sui pagamenti correnti, sulle bonifiche ambientali e sulla riconversione a forni elettrici dell'area a caldo.
L'UGL afferma in un proprio comunicato di non aver mai sostenuto la conservazione del ciclo produttivo a carbone come modello industriale da difendere nel tempo, abbiamo invece sostenuto la necessità di utilizzare il patrimonio industriale e le competenze presenti a Taranto per realizzare una vera transizione, fondata sulla decarbonizzazione, sulle migliori tecnologie disponibili, sulla bonifica delle aree e sulla salvaguardia dell'occupazione. Per l’Ugl la difesa dello stabilimento non ha mai significato difesa dell'inquinamento, così come la tutela dell'ambiente non può significare la cancellazione del lavoro.
“ Sull’ex Ilva servono scelte chiare e tempi certi. La priorità deve essere tenere insieme tutela della salute e dell’ambiente, decarbonizzazione e salvaguardia dell’occupazione, senza lasciare nell’incertezza i lavoratori e le imprese dell’indotto-. Lo dichiara Patty L’Abbate, deputata pugliese del Movimento 5 Stelle, Commissione Ambiente della Camera- Le criticità dell’area a caldo non possono essere ignorate. Deve essere chiusa. Allo stesso tempo- prosegue la parlamentare pentastellata- l’appello dei sindacati va ascoltato. Servono garanzie contro i licenziamenti nell’indotto e negli appalti e strumenti straordinari di tutela del reddito, insieme a percorsi concreti di formazione e riqualificazione professionale. Ma il futuro di Taranto non può dipendere esclusivamente dall’ex Ilva- conclude Patty L’Abbate-. Il territorio ionico necessita di un piano complessivo di rilancio economico, infrastrutturale e occupazionale, capace di diversificare l’economia e creare nuove opportunità di lavoro stabile”.