Primarie 2017: il Governatore Emiliano assolto definitivamente

Autore Alfonso Spagnulo | lun, 30 ott 2023 09:49 | 397 viste | Bari Michele-Emiliano Assoluzione Primarie

Il presidente della Regione Puglia era accusato di finanziamento illecito ai partiti

BARI - Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano è stato definitivamente assolto dall'accusa di finanziamento illecito ai partiti, in relazione alle Primarie del Partito democratico del 2017. Il pm di Torino Giovanni Caspani, infatti, non ha proposto appello, dopo aver letto le motivazioni della sentenza anche in considerazione del fatto che, in attesa della sentenza di secondo grado, alcuni reati andrebbero prescritti. Hanno presentato ricorso invece l’imprenditore barese Vito Ladisa e l’ex capo di gabinetto di Emiliano (oggi deputato del Pd Claudio Stefanazzi), condannati a quattro mesi e 20mila euro di multa. Secondo la giudice Ladisa avrebbe messo a disposizione 59mila euro per pagare il debito che il governatore aveva con la Eggers di Pietro Dotti, società di comunicazione che aveva curato la sua campagna di comunicazione per le Primarie, ma lo stesso emiliano sarebbe stato all'oscuro di tutto. Tre frasi scritte in una chat con Stefanazzi hanno contribuito all'assoluzione del governatore: la domanda “Abbiamo i soldi per pagare Dotti?", la proposta “gliela verso io la differenza” e la richiesta “toglimelo di torno”. Nella motivazione della sentenza si legge che Emiliano "non si interessava minimamente degli aspetti economici della sua campagna”. Mentre Stefanazzi viene ritenuto la persona che indicò Ladisa a Dotti come colui che avrebbe potuto saldare il debito. Secondo quanto emerso, Ladisa contattò Dotti per una sua campagna di comunicazione, ma i due poi si sarebbero accordati affinché lui pagasse il debito di Emiliano (59mila euro).  Ma questa ricostruzione viene contestata da Ladisa e Stefanazzi, che con il ricorso, assistiti dagli avvocati Michele Laforgia e Luigi Covella, proveranno di nuovo a dimostrare la propria estraneità ai fatti che vengono loro contestati e lo faranno davanti alla Corte d’appello.

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